Restauro Bolla Vescovile di Incoronazione del quadro della Vergine
ad opera di Stella Sanguinetti.
Restauro della cornice ad opera di Claudia e Raffaella Vignali

gennaio 2007

Relazione

Trascrizione del Testo in latino

 

 

Nuova sala per le confessioni (clicca per ingrandire)

settembre 2006

 

 

Nuova illuminazione dell'altare maggiore

 agosto 2006

 

Relazione Restauro della Facciata (clicca per ingrandire)

3 novembre 2005

Roverano

 

L’edificio della chiesa del Santuario di N. S. di Roverano è composto di varie parti di epoche diverse. Delle parti di cui ci siamo occupati per il restauro, solo il campanile di sinistra è originale sia nella struttura, sia in parte degli intonaci e degli stucchi. 

Costruito insieme al primo impianto della chiesa nel XV secolo, ai nostri sondaggi stratigrafici ha rivelato la presenza di una superficie eseguita a marmorino sia sulle parti piane (di color giallo pallido), sia sui cornicioni (di colore bianco marmoreo).
Il campanile di destra come evidenziato da una targa posta in basso a destra sulle facciate, fu costruito nel 1935 strutturalmente uguale all’originario, ma eseguito in cemento, materiale che all’epoca era all’avanguardia.

La superficie delle facciate ricoperte da uno spesso strato di pittura al quarzo è eseguita a finto travertino con malta di calce e risale presumibilmente ai primi anni del ‘900.

Su di essa sono inseriti stucchi decorativi: ghirlande, medaglioni crociati, mensole, archi e tre portali centinati composti di malte cementizie.

Il colore delle malte di superficie in marmorino e in finto travertino fu ottenuto impastando con essa la terra reperita nella zona e anche la successiva pigmentazione a velatura in affresco in finto travertino è un ulteriore sovrapposizione di terra colorante del luogo.

 

Infatti non tutti sanno che un tempo, il pigmento utilizzato nelle coloriture delle facciate veniva raccolto dalla terra dei luoghi circostanti: questa subiva un procedimento di mondatura e macinatura fino ad ottenere una polvere colorante che veniva mescolata alla malta per l’intonaco o veniva su di esso impastato con acqua di calce. La terra contiene vari elementi minerali e vegetali che le conferiscono una tonalità mai omogenea, ma sempre variegata, la cui impurezza rende la coloritura con terre mossa e naturalmente pittorica, contrariamente a quanto si può ottenere con la pittura industriale generalmente piatta e sorda.

Il restauro del Santuario ha rappresentato un’ottima opportunità per utilizzare materiali e metodi antichi, che sempre sono stati adottati dalle maestranze del passato e che oggi vanno perdendosi perché sostituite da materiali industriali più comodi, facilmente reperibili e pronti all’uso.

La scelta di questo tipo di intervento è dettata da una filosofia che si ispira alla ricerca del naturale, contrapposto al sintetico o alla riscoperta delle antiche ricette di bottega degli artigiani e degli artisti, contrapposti alla produzione industriale.

Questo motivo ci ha condotto, una volta eseguiti i sondaggi conoscitivi delle finiture originarie e dopo aver liberato tutta la superficie dalla pittura al quarzo, a reintegrare tali finiture con prodotti da noi preparati.

Sia le malte, sia la velatura finale sono state da noi prodotte come gli antichi hanno insegnato: grassello di calce di fossa cotta a legna e spenta da 3 anni ha fornito il legante per la malta del marmorino impastata con polvere finissima di marmo di Carrara e la “terra dei castagni” raccolta nel bosco attiguo al Santuario ha fornito il pigmento per la suddetta malta e il colore finale.

Il marmorino è stato steso due volte e di seguito lisciato, bagnato e schiacciato con lamine di acciaio più e più volte fino ad ottenere una superficie compatta e finissima, luminosa di marmo e di calce.

Il finto travertino, eseguito con la medesima malta, solo nelle zone dove era andato perduto è stato bucherellato ad imitazione dell’originale.

 

Gli stucchi del campanile storico, cornicioni modanati, distrutti quasi completamente, sono stati ricostruiti con malta di calce con l’aiuto di calchi e di seste e finiti con marmorino bianco.

Quanto al pigmento per la malta e la velatura, non è stato difficile constatare che era quello contenuto nella terra dove i castagni del bosco affondano le radici. Raccolta la terra nel bosco è stata setacciata, lavata più volte, filtrata, asciugata al sole, macinata e infine impastata con acqua di calce: “terra dei castagni” è stata denominato questo pigmento dalle persone che lo hanno visto nascere: noi, il parroco Don Giorgio, le suore e i volontari che qui intorno svolgono le loro mansioni.

Cordiali saluti

 

Marzia e Sofia

- Ardica snc di Bertolla Marzia e De Stefano Patrizia

- Centro di Restauro Artistico di M. Sofia Lopetz

- Ditta esecutrice dei lavori: Del Vigo Marcello, Cassana, Borghetto di Vara

- Sovr. Beni Culturali Artistici Genova: Dott. Gianfranco Dalò

- Direttori Lavori: Arch. Augusto Marchioni